Perchè Trump ha vinto?

donald trump

Perchè Trump ha vinto?
Le ragioni sono molte e a mio modesto modo di vedere soprattutto perchè i democratici un candidato peggiore della Clinton non potevano proporlo. Cominciamo col dire che Trump, sebbene abbia preso preso i voti della classe operaia, non rappresenta in nessun modo gli interessi dei lavoratori americani,  ma li ha saputi capire e intercettare meglio dei democratici. Trump ha cominciato a vincere già da  quando Sanders ha accettato di uscire di scena e di appoggiare la candidatura della Clinton.Come poteva una donna come la Clinton rappresentare una classe che ha perso il lavoro, che vede nell'immigrazione e negli immigrati la prima ragione della perdita di ricchezza, che non ha più una speranza, nessun progetto, nessun orizzonte davanti a sè? Una delle frasi più divertenti che ho sentito è che Trump è un ricco rampollo viziato di una famiglia straricca americana, e la Clinton no? Ovviamente l'analogia con l'Italia è più che obbligata. I democratici rappresentano in America come in Europa e come in Italia una classe di privilegiati, di impiegati statali (privilegiati? ebbene si, fatevi un giro in un call center), rappresentano gli interessi degli immigrati a discapito degli interessi dei propri concittadini, di giornalisti che hanno perso il contatto con la realtà, di lavoratori delle poche grandi realtà industriali rimaste, una classe media lontana anni luce dai bisogni delle famiglie meno agiate, che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena e  che non vedono un futuro per i propri figli, che sputano sangue ogni giorno negli uffici dove sono umiliati, vessati e malpagati e che lavorano soprattutto per pagare le spese di uno Stato spendaccione che si occupa di tutti meno che di loro, trattandoli come carne da macello. Guardando insieme i due candidati si poteva vedere un ricco magnate che parlava alla gente e ai meno agiati, dal suo pulpito dorato, ma che parlava con loro una sola lingua, e una sguaiata signora che rideva a bocca spalancata distribuendo pollicioni e che si faceva accompagnare da rock star stantie e prefabbricate e da improbabili e inutili intellettuali. Ora, quanti di noi conoscono il problema dell'immigrazione e quanti di noi hanno come vicini di casa una rock star? E ancora questa sera sento giornalisti dire che Trump ha "inspiegabilmente" dato risposta ai bisogni della classe operaia. Come "inspiegabilmente"? Bastava ascoltarlo, la risposta era lì. Non ci piace, ci piace, ma Trump ha detto a chi perdeva il posto di lavoro che avrebbe riconsegnato loro un reddito rimandando a casa i "messicani" e ricomponendo i confini dello Stato. Di questo avevano bisogno gli operai americani e questo Trump ha promesso. E la Clinton che faceva? Rideva e si sbracciava, e cantava insieme a chi nella vita ce l'aveva fatta, non insieme agli ultimi, anzi dandogli del razzista. L'operaio medio americano non è razzista, è pratico e incazzato. È triste vedere che un miliardario rappresenti meglio le aspettative degli operai che non il naturale esponente democratico, ma se ci si pensa tutto torna. Per una ragione semplice: il miliardario e gli operai sono insieme in fabbrica a produrre e a lavorare, i democratici sono nelle redazioni dei giornali, nei salotti buoni, nei consigli d'amministrazione che contano, si sentono depositari di un sapere e di una cultura che loro stessi hanno fatto morire d'asfissia. Come in America anche in Italia la prima risposta di un democratico ad un'obbiezione è ridere in faccia al proprio interlocutore, come fosse un rincoglionito. Fateci caso nei dibattiti televisivi. La seconda risposta è dargli del razzista o del cafone o del populista (sarei onorato di essere populista, del popolo e lontano chilometri dagli intellettuali di sinistra) e di parlare alla pancia del paese. Questa strafottenza è stata fatale alla signora Clinton, rappresentante di una classe ricca e boriosa che non ha più alcun contatto con la gente e con i problemi che deve affrontare ogni giorno.

Una donna al governo? Sinceramente mi sarebbe piaciuto, come mi piacerebbe vedere in Italia un presidente del Consiglio donna e un Presidente della Repubblica donna. Ma non si può votare un candidato solo per il sesso senza cadere nella peggiore delle banalità, sarebbe come votare un candidato perchè è milanista o interista, perchè biondo, alto o ha la pelle di un certo colore, sarebbe razzista appunto. Probabilmente se invece della Clinton si fosse candidata la signora Obama ce l'avrebbe fatta. Ma il sistema democratico stesso ha macinato e vomitato quel tipo di candidato, è il sistema che non ha saputo costruire un candidato migliore e più credibile, perchè francamente un candidato come Trump tutto era meno che difficile da battere. E quando un sistema non riesce ad esprimere una personalità forte e saggia, ma solamente la più introdotta, la più influente, la più raccomandata, la più fighetta,  i risultati sono quelli che vediamo sotto gli occhi tutti i giorni noi italiani. 
Non amo Trump, come probabilmente metà dei suoi elettori, ma devo dire che vedere la stampa di tutto il mondo schierarsi compatta contro di lui, compresa quella italiana che giurava sulla vittoria della Clinton fino a un secondo prima dei risultati, me lo ha reso più commestibile. Lo hanno preso in giro, denigrato, deriso, umiliato, e forse chissà, proprio per questo alla fine ha vinto le elezioni.

Furti in casa, l'Italia dell'impunità

da L'Espresso: Per cento furti in appartamento solo un ladro va in galera. In pratica l'impunità è garantita. Paura e rassegnazione sono i sentimenti più diffusi tra i cittadini. E non sono sentimenti irrazionali: oggi il 99 per cento dei furti in casa restano senza colpevole. 

È un dato choc, che “l'Espresso” ricava dal confronto tra i detenuti per questo tipo di reato e il totale di razzie domestiche messe a segno nel 2014: in carcere sono finite 3600 persone mentre i colpi sono stati oltre 251 mila. Due numeri che fotografano l'angoscia. E che trovano riscontro nell'ultima statistica ufficiale, elaborata dall'Istat: nel 2013 solo il 2,9 per cento dei responsabili dei furti in abitazione commessi nel corso dell'anno è stato individuato, anche se una fetta consistente di loro se l'è cavata con una denuncia a piede libero...continua

Treni, caos alle porte di Roma



da LaRepubblica: Treni diretti a Roma fermi per ore, orari di arrivo non comunicati. E' caos alle porte della stazione centrale della Capitale, a causa di un guasto elettrico che si apprende è "in via di risoluzione".


Il problema è sulla linea elettrica tra Settebagni e Gallese, che ha bloccato sei convogli (5 Freccia Rossa e un treno regionale). Il traffico è fortemente rallentato anche per 'l'effetto coda", ma i ritardi hanno superato i 60 minuti. Per I passeggeri del treno 9651 proveniente da Milano, bloccato a Roma Nomentana, sta avvenendo il trasbordo su un treno regionale e saranno portati a destinazione a Roma Termini...continua

sfatare il mito dell'attore povero che si è sudato tutto


da IlFoglio: “Rags to riches” è la frase inglese per chi nasce povero, meglio se poverissimo, e arriva al successo. In italiano diciamo “dalle stalle alle stelle”. E’ una delle storie più sfruttate dal cinema, la scoviamo anche dove non ci aspetteremmo di trovarla. “Rags to riches” – con in più la vendetta di un giovanotto scaricato che mette in rete gli album scolastici e fa decidere agli studenti la preferita tra due ragazze – è anche “The Social Network”: l’invenzione di Facebook scritta da Aaron Sorkin e diretta da David Fincher. 

“Rags to riches” è quel che pensiamo siano le biografie degli attori, visti i lavori che i poveretti fanno prima di strappare una scrittura decente, accumulando provini su provini. Camerieri, soprattutto. Da qui la battuta che circola dalle parti di Hollywood: “Fai l’attore? E in che ristorante lavori?”. Lo pensiamo in automatico, è bello sapere che si sono guadagnati con il sudore della fronte tutto quel che hanno. Mai viene in mente che alcuni sono ragazzi, e ragazze, nati più che bene...continua